
Canapa Light Criminalizzata: Il Decreto Sicurezza Italiano Minaccia Economia e Libertà
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l Parlamento UE è intervenuto, sollevando dubbi sulla legittimità del Decreto Sicurezza italiano—che vieta la coltivazione, lavorazione e commercio di infiorescenze di canapa light. Una scelta ideologica che danneggia un settore in crescita e viola norme europee fondamentali
Perché il Governo Meloni va controcorrente
l divieto nazionale include proibizione di infiorescenze, estratti, resine e oli con THC fino allo 0,5%, non pericolosi a livello psicoattivo. Le associazioni agricole e artigianali lanciano un alert: 15.000 posti di lavoro a rischio e decine di milioni di euro persi, rischiando di infrangere il principio di libera circolazione UE. Secondo lo studio Canapa Sativa Italia, il blocco genererebbe la perdita di 22.000 posti e 2 miliardi di euro.
UE batte un colpo: il Parlamento europeo chiede un tetto THC dello 0,5% per armonizzare le norme e forzare una modifica del decreto italiano
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Competitività in pericolo: la normativa frena la filiera Made in Italy, favorendo i produttori UE esteri conformi alle regole comuni .
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Ideologia piuttosto che scienza: le associazioni denunciano l’uso della politica come arma per punire un settore innocuo, spesso considerato “di sinistra” dai soliti cliché.
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Favorire il mercato nero?: la criminalizzazione non blocca la cannabis, ma alimenta un circuito illegale – e un regalo alla malavita .
Perché è un rischio concreto (e urgente) – e cosa può ancora cambiare
La criminalizzazione della canapa light rappresenta un rischio concreto e immediato non solo per le imprese coinvolte, ma per l’intera filiera agricola, commerciale e manifatturiera che si è sviluppata legalmente negli ultimi dieci anni. Il Decreto Sicurezza mette in crisi un settore che vale oltre un miliardo di euro e dà lavoro a più di 20.000 persone in Italia, colpendo duramente soprattutto i giovani imprenditori, le realtà agricole sostenibili e le PMI che hanno investito rispettando pienamente la normativa europea. Il provvedimento italiano, di stampo ideologico, si scontra infatti con i principi comunitari sulla libera circolazione delle merci e rischia di innescare contenziosi legali con Bruxelles.
Nonostante il panorama inquietante, esistono ancora margini per un’inversione di rotta. Il Parlamento europeo si è già espresso a favore dell’innalzamento del limite di THC allo 0,5%, ritenuto sicuro e compatibile con l’uso industriale e agricolo. La Commissione Agricoltura sta lavorando a una normativa armonizzata che potrebbe imporre agli Stati membri un quadro chiaro, coerente e rispettoso del mercato unico. Inoltre, la prossima riforma della PAC (Politica Agricola Comune), prevista entro il 2028, potrebbe consolidare definitivamente la legittimità della coltivazione e commercializzazione della canapa leggera in tutta l’Unione. Tuttavia, il tempo stringe: senza una pressione politica e sociale immediata, il decreto italiano rischia di fare danni irreparabili nel breve periodo, spingendo centinaia di aziende verso la chiusura e lasciando campo libero al mercato nero.