Il capro espiatorio verde: perché la cannabis distrae dalle vere dipendenze
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Il 26 giugno e la Giornata Mondiale contro le Droghe: cosa ci dicono davvero i dati
Il 26 giugno 2025, in occasione della Giornata Mondiale contro le Droghe e il Traffico Illecito di Sostanze, una delegazione del Gruppo CEIS è stata ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica. Un incontro che ha offerto l'occasione per fare il punto su un tema spesso distorto dal dibattito pubblico: le reali emergenze legate alle dipendenze in Italia.
Le sostanze che preoccupano davvero gli operatori
Chi lavora ogni giorno nei servizi per le dipendenze racconta una realtà molto diversa da quella che emerge sui media. Secondo gli operatori del Gruppo CEIS, le sostanze che destano maggiore preoccupazione non sono quelle più discusse politicamente, ma:
- Alcol ad alto consumo (binge drinking e consumo estremo), in costante crescita tra i giovani
- Cocaina e crack, con un'escalation preoccupante nelle fasce d'età più giovani
- Nuove droghe sintetiche (NPS – New Psychoactive Substances), spesso sconosciute al grande pubblico ma con effetti devastanti
Questi fenomeni sono in costante crescita e producono conseguenze spesso molto più gravi di quanto comunemente si immagini.
Il paradosso del dibattito sulla cannabis
Per anni il dibattito pubblico sulle dipendenze giovanili si è concentrato quasi esclusivamente sulla cannabis. Eppure, i dati epidemiologici raccontano un'altra storia.
Secondo la Relazione Annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze (Dipartimento Politiche Antidroga), la cannabis rimane la sostanza illegale più diffusa, ma i ricoveri ospedalieri e gli accessi ai SerD sono dominati da alcol, cocaina e, sempre più, da oppioidi sintetici come il fentanyl.
L'Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (EMCDDA/EUDA) conferma nel suo European Drug Report 2024 che le nuove sostanze psicoattive rappresentano una delle sfide più urgenti per i sistemi sanitari europei, con oltre 900 nuove molecole identificate negli ultimi anni.
Cannabis legale e CBD: un contesto diverso
È importante distinguere nettamente tra cannabis ad uso ricreativo illegale e i prodotti a base di CBD (cannabidiolo) legalmente commercializzati in Italia e in Europa.
I prodotti CBD — come fiori, oli e derivati con THC inferiore allo 0,2% — non producono effetti psicoattivi e non rientrano nelle categorie di sostanze monitorate dai servizi per le dipendenze. La loro commercializzazione è regolamentata e trasparente, con analisi di laboratorio certificate che ne garantiscono la conformità legale.
Il dibattito sulle dipendenze, quindi, non riguarda questo segmento di mercato.
Perché è importante fare chiarezza
Confondere la cannabis legale (CBD) con le droghe che alimentano le dipendenze è un errore che:
- distorce la percezione del rischio nella popolazione
- distrae risorse dai veri problemi di salute pubblica
- penalizza un settore che opera nel pieno rispetto della legge
Un approccio basato sui dati e sull'evidenza scientifica è l'unico strumento efficace per affrontare le dipendenze con serietà.