Cannabis Terapeutica in Italia: Pazienti Convocati dai Carabinieri, il Caso Arriva in Parlamento

Cannabis Terapeutica in Italia: Pazienti Convocati dai Carabinieri, il Caso Arriva in Parlamento

Cosa sta succedendo: pazienti convocati come "persone informate sui fatti"

In queste settimane, centinaia di pazienti in terapia con cannabis medica sono stati convocati presso caserme dei Carabinieri in tutta Italia — Roma, Milano, Napoli, Bologna, Verona, Rimini — come "persone informate sui fatti". Il motivo? Aver ricevuto a domicilio farmaci a base di cannabinoidi regolarmente prescritti dal proprio medico.

Nessun reato contestato. Eppure le domande rivolte ai pazienti sono state tutt'altro che ordinarie: quale medico ha firmato la ricetta? Per quale patologia? Da quale farmacia è stato acquistato il medicinale? In alcuni casi, secondo le associazioni di tutela, sono stati richiesti screenshot di email e conversazioni WhatsApp.

Tra le persone coinvolte: malati oncologici, pazienti con dolore cronico, persone con sclerosi multipla, anziani, e persino proprietari di animali domestici in terapia veterinaria.


Il caso approda in Parlamento: tre interrogazioni, una sola domanda

La vicenda, riportata in anteprima da Il Fatto Quotidiano, ha spinto tre forze politiche a presentare interrogazioni parlamentari:

  • Marco Grimaldi (AVS) e Mario Perantoni (M5S) si sono rivolti ai ministri dell'Interno e della Salute.
  • Riccardo Magi (+Europa) ha esteso la richiesta anche al ministro delle Infrastrutture, il 5 giugno 2025.

La domanda di fondo è una sola: chi ha autorizzato queste convocazioni e attraverso quali canali sono stati acquisiti i dati sanitari dei pazienti?

Grimaldi e Perantoni sottolineano che "le modalità descritte nelle convocazioni rischiano di generare un clima di intimidazione e di sfiducia nei confronti delle istituzioni, incidendo negativamente sulla continuità terapeutica e sulla dignità dei pazienti".

Grimaldi chiede inoltre chiarezza su come siano stati ottenuti i dati sanitari, "trattandosi di categorie particolari di dati personali tutelate dalla normativa vigente, inclusi il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e il decreto legislativo n. 51 del 2018".


Il paradosso normativo: legale ma inaccessibile

La cannabis terapeutica è legale in Italia dal 2006 e regolamentata come farmaco a tutti gli effetti dal decreto ministeriale del novembre 2015. Eppure il sistema che la circonda è un labirinto kafkiano:

  • Solo ~1.000 farmacie su 21.000 totali trattano questi prodotti.
  • Il recapito a domicilio è vietato: il Consiglio di Stato, con sentenza n. 6877 del 2024, ha confermato che le farmacie non possono spedire direttamente farmaci a base di stupefacenti ai pazienti.
  • Il 70% delle farmacie autorizzate rifiuta di ricevere spedizioni destinate a pazienti di altre province, per timore di sanzioni.
  • Una farmacia che pubblica informazioni sulla cannabis medica sul proprio sito può incorrere in multe di migliaia di euro, perché il DPR 309/90 vieta la "promozione", anche indiretta, delle sostanze stupefacenti — anche se si tratta di un farmaco prodotto dallo Stato attraverso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

Il risultato pratico: il paziente deve spesso percorrere centinaia di chilometri per trovare una farmacia disponibile.


Il nuovo Codice della Strada aggrava il problema

Chi assume regolarmente cannabis terapeutica e si mette al volante per raggiungere la farmacia rischia la sospensione della patente in applicazione del nuovo Codice della Strada (riforma Salvini). Le recenti modifiche puniscono la positività al test per sostanze stupefacenti senza distinzione tra uso ricreativo e uso terapeutico regolarmente prescritto.

Magi parla di "un cortocircuito interpretativo" che espone i pazienti "all'ulteriore rischio di revoca o sospensione della patente di guida", chiedendo al Governo di intervenire per risolvere la "farraginosità normativa" che crea "profondi disagi sia alle farmacie autorizzate alla vendita, sia ai pazienti stessi".


Una discriminazione nei confronti dei pazienti

Come sottolinea Perantoni, esiste "un'evidente discriminazione nei confronti degli altri pazienti che assumono altra tipologia di farmaci psicotropi regolarmente prescritti": nessun altro paziente in terapia farmacologica viene convocato in caserma per aver ricevuto le proprie medicine a casa.

A denunciare per prime la vicenda sono state l'avvocata Cathy La Torre, fondatrice di WildSide Legal, e Antonella Soldo dell'associazione Meglio Legale, che continuano a ricevere segnalazioni da tutta Italia. Un paziente bolognese ha dichiarato: "Mi sono sentito trattato più come un sospettato che come un paziente".


Cosa chiediamo come settore

Il caso evidenzia l'urgenza di una riforma organica della normativa sulla cannabis terapeutica in Italia, che includa:

  1. Il riconoscimento esplicito del diritto alla consegna a domicilio per i farmaci cannabinoidi prescritti.
  2. L'armonizzazione tra Codice della Strada e terapie farmacologiche a base di cannabinoidi.
  3. La tutela della privacy dei pazienti e il rispetto del GDPR nelle indagini che coinvolgono dati sanitari sensibili.
  4. L'ampliamento della rete di farmacie autorizzate alla dispensazione.
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