Lollobrigida che predica “sosteniamo l’agricoltura” e lascia morire la filiera della canapa legale
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Il Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida celebra quotidianamente sui social il ruolo dell'agricoltura come "settore trainante" dell'economia italiana, citando i dati INPS che confermano crescita occupazionale e capacità di attrarre giovani imprenditori. Eppure, una filiera agricola specifica – quella della canapa industriale – vive una realtà opposta: anni di incertezze normative, un piano di settore pronto ma mai approvato, e la percezione diffusa tra gli operatori di essere perseguitati anziché sostenuti.
L'agricoltura "trainante" secondo Lollobrigida
Negli ultimi mesi il Ministro ha più volte richiamato i nuovi dati INPS per definire l'agricoltura un settore trainante dell'economia italiana, capace di creare occupazione e attrarre giovani imprenditori. I numeri confermano che l'agroalimentare pesa in modo stabile sul PIL e sull'occupazione: nel 2024 il valore aggiunto di agricoltura, silvicoltura e pesca è cresciuto, con un aumento di produzione e lavoro rispetto all'anno precedente.
La canapa industriale: filiera minore ma strategica
La canapa industriale rientra tra le cosiddette filiere agricole "minori", accanto ad altre colture specialistiche come luppolo o brassicola, ma svolge un ruolo crescente nella bioeconomia verde italiana. La Legge 242/2016 promuove esplicitamente la coltivazione di Cannabis sativa L. a basso tenore di THC per usi industriali – alimentari, cosmetici, tessili, bioedilizia, mangimistica e altro – senza autorizzazioni speciali quando si usano varietà iscritte nel catalogo europeo.
Giovani agricoltori e opportunità concrete
Le organizzazioni di filiera sottolineano come la canapa industriale rappresenti un'opportunità concreta per giovani imprenditori agricoli, con applicazioni che vanno dall'alimentare alla bioedilizia, fino ai materiali innovativi e alla fitodepurazione. Alcune stime parlano di migliaia di addetti tra piccoli e grandi produttori, a conferma di un comparto che genera occupazione e valore aggiunto in linea con gli obiettivi di agricoltura sostenibile e transizione ecologica.
Il piano di settore fantasma
Un tavolo di filiera della canapa industriale è stato istituito dal Ministero nel 2021 con l'obiettivo di predisporre un piano di settore per sostenere produzione, ricerca e innovazione. Il piano è stato completato circa due anni fa, ma non è mai stato reso effettivo nonostante la partecipazione di associazioni, quattro regioni e cinque ministeri. Gli operatori denunciano che le PEC inviate al Ministro e al Sottosegretario per chiedere una riunione plenaria rimangono senza risposta o vengono rinviate continuamente.
PEC ignorate e promesse disattese
La filiera lamenta una totale mancanza di dialogo istituzionale. Le richieste formali di convocazione del tavolo tecnico per approvare definitivamente il piano di settore sembrano finire nel vuoto, mentre il comparto resta in un limbo normativo che scoraggia investimenti e genera incertezza giuridica per migliaia di operatori.
Persecuzione o opportunità mancata?
Gli operatori denunciano una distanza tra il riconoscimento politico dell'agricoltura come motore economico e l'atteggiamento verso la canapa, spesso al centro di strette regolatorie e di norme che limitano in particolare l'uso e la lavorazione delle infiorescenze. Organizzazioni agricole come Coldiretti hanno avvertito che il divieto di utilizzare le infiorescenze per produrre derivati legali a basso THC rischierebbe di azzerare una filiera da centinaia di milioni di euro, compromettendo redditività aziendale e competitività rispetto ai prodotti importati.
La tradizione italiana della qualità
L'Italia ha sempre puntato sulla qualità più che sulla quantità nelle proprie produzioni agricole. La canapa industriale si colloca perfettamente in questa vocazione: studi e rapporti sulla bioeconomia agricola confermano che la diversificazione colturale, comprese colture innovative come la canapa, contribuisce a rafforzare l'immagine del Made in Italy sostenibile e ad ampliare il valore dell'intero sistema agroalimentare.
La richiesta: regolamentare, non reprimere
Il cuore del messaggio degli operatori è una richiesta diretta a Ministro e Sottosegretario: smettere di trattare la canapa industriale come un problema da rimuovere e approvare finalmente un piano di settore chiaro che dia regole, certezze e prospettive a chi investe. Una regolamentazione coerente con la Legge 242/2016 e con il quadro europeo consentirebbe di ridurre i "punti interrogativi" giuridici, evitare interpretazioni restrittive e sostenere una filiera che già oggi porta lavoro, innovazione e opportunità ai territori rurali.