Cannabis medica: pazienti convocati dai Carabinieri, trattati da criminali

Cannabis medica: pazienti convocati dai Carabinieri, trattati da criminali

Controlli invasivi sui pazienti in cura con cannabis terapeutica

In Italia circa 50.000 pazienti si curano con la cannabis medica, ma negli ultimi mesi una nuova emergenza si è aggiunta alle già note difficoltà di accesso al farmaco: i Carabinieri del NAS hanno convocato in caserma circa un centinaio di malati in tutta Italia, sottoponendoli a interrogatori su patologia, prescrizioni mediche, scontrini e modalità di fornitura del medicinale.

A denunciare la situazione è il Movimento Cannabis Medica, che parla di controlli invasivi e di pazienti che si sentono trattati come criminali anziché come persone che seguono una terapia legalmente riconosciuta dallo Stato italiano.

Il problema della spedizione a domicilio

L'attività del NAS è partita da una farmacia in Emilia-Romagna, tra le meglio strutturate in Italia per la preparazione di farmaci a base di cannabis. Al centro dell'indagine c'è la spedizione a domicilio del medicinale, pratica diffusa ma in contrasto con un decreto del 2006 che vieta la fornitura a distanza dei medicinali soggetti a prescrizione obbligatoria.

«In tutto il Paese ci sono meno di 400 farmacie in grado di preparare il farmaco a base di cannabis», spiega Elisabetta Biavati, responsabile del Movimento Cannabis Medica. «Chi vive lontano dai punti vendita o in località isolate non ha altra scelta che riceverlo a casa».

A seguito dei controlli, molte farmacie hanno bloccato le spedizioni. Si sopperisce con associazioni di volontari delegate dai pazienti, ma si tratta di una zona grigia normativa che, secondo gli esperti, andrebbe risolta con una modifica legislativa.

La testimonianza dei pazienti e dei medici

Marco Gaudiosi, medico di Torino che negli ultimi quattro anni ha prescritto cannabis terapeutica a 1.400 persone — principalmente per dolore cronico, ansia, ADHD e anoressia — racconta le esperienze dei suoi pazienti:

«Uno di loro mi ha riferito che i carabinieri sono andati a casa sua, gli hanno ritirato il farmaco e lo hanno convocato in caserma. Gli hanno chiesto prescrizioni, scontrini, confezioni e tutta la documentazione relativa alla terapia. Si è sentito trattato più come un sospettato che come un malato».

Alcuni pazienti hanno dichiarato di voler interrompere la terapia per paura. Altri hanno ricevuto battute sulla patente e sul rischio di vederla ritirata. «Si sta diffondendo il panico anche fra quelli che non hanno subito controlli», aggiunge Gaudiosi.

Un sistema normativo caotico

Il problema di fondo, secondo gli esperti, è strutturale: non esiste una normativa unica per tutte le regioni, mancano centri specializzati a livello accademico e la cultura medica sul tema è ancora insufficiente.

  • Pochi medici disponibili a prescrivere cannabis terapeutica
  • Meno di 400 farmacie attrezzate in tutta Italia
  • Normativa frammentata e spesso contraddittoria
  • Nessuna chiarezza sulla fornitura a distanza

Anche gli animali domestici trattati con cannabinoidi sono stati oggetto di controlli, questa volta da parte del CITES (ex Guardia Forestale).

Cosa succede ora?

La situazione mette in luce l'urgenza di una riforma normativa che tuteli i pazienti, chiarisca le modalità di distribuzione del farmaco e garantisca continuità terapeutica a chi ne ha bisogno. Nel frattempo, migliaia di malati si trovano in una condizione di incertezza e paura, costretti a scegliere tra la propria salute e il rischio di essere trattati come criminali.

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