Droghe, alcol e gioco d’azzardo: perché la prevenzione per i giovani deve distinguere rischi, sostanze e comportamenti

Droghe, alcol e gioco d’azzardo: perché la prevenzione per i giovani deve distinguere rischi, sostanze e comportamenti

Parlare ai giovani di dipendenze è necessario. Farlo in modo efficace, però, richiede attenzione alle parole, ai dati e alle differenze tra fenomeni che non possono essere sovrapposti automaticamente. Alcol, cannabis, cocaina, gioco d’azzardo e uso problematico delle tecnologie possono produrre conseguenze importanti, ma non hanno lo stesso profilo di rischio, la stessa diffusione, le stesse modalità di consumo né le stesse risposte di prevenzione.

Il dibattito si riaccende anche attorno a iniziative divulgative come il podcast “Sotto pelle, storia di dipendenze e di rinascita”, presentato in Senato con l’obiettivo di parlare a ragazze e ragazzi di sostanze, alcol, gioco d’azzardo, carcere e percorsi di uscita dalla dipendenza. L’intenzione di affrontare il tema può essere utile: una narrazione capace di intercettare dubbi, paure e difficoltà reali può avvicinare il pubblico a informazioni importanti.

La domanda decisiva, però, non è soltanto se sia giusto fare prevenzione. È come la prevenzione viene costruita: se aiuta a comprendere i rischi concreti oppure se finisce per confondere sostanze, comportamenti e condizioni cliniche molto diverse tra loro.

Prevenzione delle dipendenze: informare non significa spaventare

Una comunicazione preventiva rivolta ai giovani dovrebbe offrire strumenti per orientarsi, non limitarsi a trasmettere allarme. Quando ogni consumo viene raccontato come inevitabilmente uguale alla dipendenza, il messaggio rischia di perdere credibilità proprio presso le persone che dovrebbe raggiungere.

Prevenire non significa normalizzare i rischi. Significa spiegare con chiarezza quali sono, da cosa dipendono e quando diventano più gravi. Età di inizio, frequenza, quantità, contesto, vulnerabilità personale, salute mentale, combinazione di sostanze e qualità delle informazioni disponibili sono tutti fattori che possono cambiare profondamente il quadro.

Una persona che sperimenta una sostanza una volta non è automaticamente dipendente. Allo stesso modo, chi beve alcol o gioca d’azzardo occasionalmente non presenta necessariamente un disturbo. Tuttavia, un uso precoce, frequente o incontrollato può aumentare il rischio di conseguenze negative e merita una comunicazione seria, proporzionata e basata su evidenze.

Alcol, cannabis e altre sostanze: perché non sono la stessa cosa

Mettere nello stesso racconto cannabis, alcol, cocaina, eroina e altre sostanze può sembrare una scelta narrativa immediata, ma può generare un effetto distorsivo. Ogni sostanza possiede caratteristiche farmacologiche, modalità di assunzione, potenziali effetti e rischi specifici. Anche il modo in cui una sostanza viene usata conta quanto la sostanza stessa.

La cannabis non è innocua, soprattutto per adolescenti, persone vulnerabili e consumatori frequenti. I rischi possono aumentare in caso di uso precoce, alta frequenza, prodotti molto concentrati in THC, consumo associato ad altre sostanze o presenza di difficoltà psicologiche. Ciò non significa, però, che cannabis, alcol, stimolanti e oppiacei possano essere raccontati come equivalenti sotto il profilo dei danni, della dipendenza o della mortalità.

La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026, riferita ai dati del 2025, mostra che la cannabis resta la sostanza illegale più diffusa tra gli studenti, ma che il consumo nell’ultimo anno è sceso dal 21% del 2024 al 18% del 2025. Nello stesso periodo, invece, è stata rilevata una ripresa del consumo di diverse altre sostanze, tra cui cocaina, stimolanti e allucinogeni. [17][25]

I dati richiedono quindi una lettura più articolata di una semplice distinzione tra “droga buona” e “droga cattiva”, oppure tra “uso” e “devianza”. La prevenzione funziona meglio quando aiuta a riconoscere i livelli di rischio e a prendere decisioni più informate.

Uso, abuso e dipendenza non sono sinonimi

Nel dibattito pubblico queste parole vengono spesso utilizzate come se indicassero la stessa cosa. Non è così. Il consumo descrive il fatto di utilizzare una sostanza; l’uso problematico riguarda invece un comportamento che produce conseguenze negative o perdita di controllo; la dipendenza è una condizione più complessa, caratterizzata da difficoltà persistente nel ridurre o interrompere il comportamento nonostante i danni.

Distinguere questi concetti non serve a minimizzare, ma a intervenire meglio. Se tutto viene definito dipendenza, diventa difficile individuare precocemente i comportamenti a rischio, proporre interventi adeguati e orientare le persone verso il tipo di supporto più utile.

Alcol e giovani: la sostanza legale non è priva di rischi

Un punto spesso trascurato riguarda l’alcol. La sua legalità, la presenza nei contesti sociali e la forte accettazione culturale possono rendere meno visibili i danni legati al consumo precoce, all’ubriacatura e al binge drinking. Eppure, proprio perché è comune, l’alcol richiede un’attenzione preventiva costante.

Secondo la Relazione al Parlamento 2026, circa 2 milioni di studenti tra 15 e 19 anni, pari all’81%, dichiarano di avere bevuto alcol almeno una volta nella vita. Oltre 1,8 milioni, il 75%, riferiscono di averlo consumato nell’ultimo anno. Gli episodi di ubriachezza hanno riguardato circa 750.000 studenti, il 30%, nell’ultimo anno. [30]

Questi numeri non autorizzano letture moralistiche. Mostrano però quanto sia necessario parlare di alcol in modo realistico, affrontando il consumo occasionale, l’uso ad alto rischio, la pressione del gruppo, la guida in stato di ebbrezza, il binge drinking e l’impatto sul benessere psicologico.

Se la comunicazione sulle sostanze illegali è molto visibile, quella sull’alcol può essere più ambigua. Pubblicità, rituali sociali, eventi, locali e rappresentazioni culturali contribuiscono a renderlo un elemento ordinario della socialità. Una prevenzione coerente dovrebbe riconoscere questa normalizzazione e parlare dei rischi senza adottare un doppio standard.

Gioco d’azzardo: quando la prevenzione deve guardare anche al contesto

Il gioco d’azzardo è un’altra area che non può essere affrontata soltanto con un richiamo alla responsabilità individuale. Il disturbo da gioco d’azzardo è riconosciuto come una dipendenza comportamentale: si manifesta attraverso un comportamento persistente o ricorrente che può provocare disagio significativo e compromettere relazioni, lavoro, studio e situazione economica. [8]

Le persone più esposte non sono semplicemente quelle che “non sanno fermarsi”. Possono entrare in gioco pubblicità, accessibilità delle piattaforme digitali, meccanismi di ricompensa, promozioni, normalizzazione sociale e vulnerabilità economiche o psicologiche. Le scommesse online e il gioco tramite smartphone rendono inoltre l’accesso più continuo e meno visibile rispetto al passato.

Per questo, rivolgersi ai giovani parlando solo di autocontrollo rischia di essere insufficiente. Una prevenzione credibile dovrebbe spiegare come funzionano i meccanismi del gioco, perché inseguire le perdite può diventare pericoloso e quali segnali possono indicare un rapporto problematico con scommesse, slot, casinò online o gratta e vinci.

Alcuni segnali da non ignorare

Nel gioco d’azzardo problematico possono emergere pensieri costanti sul gioco, aumento progressivo delle somme spese, tentativi falliti di smettere, bugie su tempo e denaro investiti, richiesta di prestiti, inseguimento delle perdite e difficoltà nei rapporti personali o nel lavoro.

Nel rapporto problematico con l’alcol, invece, possono comparire perdita di controllo, consumo usato per gestire ansia o tristezza, difficoltà a rispettare impegni, conflitti familiari, episodi di guida non sicura o continuazione del consumo nonostante conseguenze già evidenti.

Riconoscere questi segnali non equivale a fare una diagnosi. Può però essere il primo passo per chiedere un confronto, informarsi e cercare un aiuto professionale prima che il problema peggiori.

Una comunicazione più utile parte dai dati e dall’ascolto

Quando si parla di giovani e dipendenze, la semplificazione è sempre una scorciatoia rischiosa. Raccontare tutto attraverso un’unica categoria può rafforzare stigma e paura, ma non aiuta necessariamente a capire perché alcune persone sviluppano comportamenti problematici e altre no.

Una comunicazione responsabile dovrebbe distinguere tra sostanze, comportamenti e livelli di rischio; evitare immagini sensazionalistiche; dichiarare le fonti; riconoscere le differenze tra consumo, abuso e dipendenza; e lasciare spazio alle esperienze dei giovani senza trasformarle automaticamente in un’etichetta.

Il punto non è negare i rischi della cannabis, dell’alcol, della cocaina o del gioco d’azzardo. Il punto è affrontarli in modo proporzionato. Solo una prevenzione basata su informazioni corrette, ascolto e servizi accessibili può aiutare davvero chi è in difficoltà e chi vuole evitare che una situazione di rischio si trasformi in un problema più grave.

Dove chiedere aiuto per alcol, gioco e dipendenze

Chiedere aiuto non è un fallimento. Può essere un atto di cura verso se stessi, verso una persona cara e verso le relazioni che rischiano di essere compromesse. In caso di dubbi su alcol, gioco d’azzardo o altre dipendenze, è possibile rivolgersi al medico di base, ai Servizi per le Dipendenze (SerD) del territorio o a servizi di ascolto specializzati.

L’Istituto Superiore di Sanità indica il Numero Verde Nazionale Unico Dipendenze 800 940 789 come servizio gratuito e anonimo di ascolto, informazione e orientamento per le dipendenze da sostanze e comportamentali. Sono inoltre disponibili linee dedicate all’alcol e al gioco d’azzardo, con informazioni e indicazioni sui servizi territoriali. [1][2][6]

Se una persona manifesta pensieri di farsi del male, è in pericolo immediato o vive una situazione di emergenza, è necessario contattare subito il 112 o rivolgersi al pronto soccorso.

Conclusione

Parlare di dipendenze ai giovani è indispensabile, ma non basta mettere nello stesso contenitore alcol, cannabis, droghe pesanti e gioco d’azzardo. Una prevenzione realmente efficace deve essere capace di distinguere, contestualizzare e offrire risposte concrete.

Informare con precisione non significa rendere innocuo ciò che comporta rischi. Significa rendere ragazze e ragazzi più consapevoli, più capaci di riconoscere una situazione problematica e più liberi di chiedere supporto senza paura di essere giudicati.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un medico, psicologo o altro professionista sanitario.

Regresar al blog