Il vero incubo USA è il fentanyl. Eppure il bersaglio torna a essere la cannabis l
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Negli Stati Uniti il fentanyl resta la sostanza che causa il maggior numero di morti, ma nel dibattito pubblico sta riemergendo con forza un’altra questione: gli effetti (anche inattesi) della cannabis legale e, soprattutto, i limiti del modello di legalizzazione adottato in molti Stati USA.
[1]Perché la cannabis torna al centro della discussione
L’articolo evidenzia un segnale significativo: un editoriale del New York Times (9 febbraio) sostiene che “è arrivato il momento” per gli USA di riconoscere di avere un problema legato alla marijuana, rivedendo alcune aspettative troppo ottimistiche della fase iniziale della legalizzazione.
[1]Tra le previsioni ritenute sbagliate vengono citate: l’idea che la legalizzazione avrebbe portato “pochi aspetti negativi”, che la dipendenza fosse un tema “relativamente minore” e che non ci sarebbe stato un aumento dell’uso.
[1]Il punto chiave: legalizzare non basta, conta come lo fai
La tesi centrale è che il problema non sia un ritorno al proibizionismo, ma la combinazione tra legalizzazione e regolamentazione insufficiente, in particolare quando l’allentamento delle politiche non è accompagnato da regole adeguate.
[1]Secondo l’articolo, in diversi Stati USA la legalizzazione è stata implementata con logiche molto commerciali: concorrenza su prezzo, potenza e varietà dei prodotti, con incentivi orientati alla crescita dei consumi e all’acquisizione di nuovi clienti.
[1]Da NYT a Fox News: convergenza mediatica e “caso” Berenson
Un elemento interessante è che il tema viene rilanciato anche da Fox News (18 febbraio), che riprende ampiamente l’impostazione del New York Times, suggerendo che il tema stia attraversando linee politiche e mediatiche diverse.
[1]Nel rilancio, viene citato Alex Berenson, che accusa la legalizzazione “galoppante” di aver messo a rischio la salute mentale di adolescenti e giovani adulti e critica l’uso di marketing/advertising che avrebbe spinto l’idea della cannabis come “medicina” più che come sostanza intossicante.
[1]Riclassificazione federale e interessi in gioco
L’articolo si interroga anche su un possibile fattore politico: non è chiaro se il “risveglio” del dibattito rispecchi un problema sentito dai cittadini o sia (anche) una presa di posizione rispetto alla volontà di Trump di promuovere la riclassificazione federale della cannabis, spostandola dalle droghe “pesanti” a una categoria con potenziale di abuso moderato/basso, con vantaggi per ricerca, produzione e commercio legale.
[1]Viene inoltre sottolineato che cambiare rotta, una volta consolidato un settore produttivo e distributivo, può essere difficile e persino “distruttivo” per aziende e investitori, rendendo la correzione regolatoria politicamente ed economicamente complessa.