Omicidio di Brivio: la cannabis fumata giorni prima non può causare allucinazioni

Omicidio di Brivio: la cannabis fumata giorni prima non può causare allucinazioni

Il caso di Brivio

Nella notte dell'incidente, a Brivio (Lecco), un carro attrezzi ha investito due giovani donne, Giorgia Cagliani e Milena Marangon, mentre camminavano verso la festa padronale. L'autista, Krzystof Jan Lewandowski, è stato condannato per omicidio stradale a 3 anni e 6 mesi, con riduzione di un terzo della pena per rito abbreviato.

Il tema controverso descritto nelle motivazioni riguarda l'aggravante della guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. L'imputato è risultato positivo alla cannabis nei test su sangue e urine; ha dichiarato di farne uso ma di non aver consumato marijuana nel giorno dell'incidente, collocando l'ultimo uso 2-3 giorni prima.

Secondo l'accusa, il valore ematico di THC di 3,2 nanogrammi per millilitro, rilevato circa cinque ore dopo il fatto, sarebbe compatibile con un'assunzione relativamente recente e con una significativa probabilità di alterazione. La difesa ha invece richiamato il fatto che la positività, specialmente urinaria, può documentare un'assunzione pregressa senza consentire di datarla o di dimostrare che l'effetto farmacologico fosse in corso.

Effetti acuti e rilevabilità

Questa distinzione è centrale: la rilevabilità biologica del THC o dei suoi metaboliti non coincide automaticamente con l'alterazione psicofisica. Dopo l'inalazione, il THC entra rapidamente nel circolo sanguigno e gli effetti soggettivi raggiungono in genere il massimo nella prima fase successiva al consumo.

Le stime sulla durata dell'alterazione variano in base a dose, frequenza d'uso, metodo di assunzione, tolleranza e caratteristiche individuali. Per cannabis fumata o vaporizzata, gli effetti acuti sono generalmente misurati nell'ordine delle ore; alcuni effetti sulle prestazioni possono protrarsi più a lungo in determinate persone e condizioni. Non è corretto, però, trasformare questa variabilità in una regola secondo cui gli effetti psicotropi restano necessariamente attivi per giorni.

Un test positivo risponde alla domanda «c'è stata esposizione alla sostanza?». Per rispondere alla domanda «la persona era alterata in quel preciso momento?» occorre valutare tempi, concentrazioni, osservazioni cliniche e dinamica del fatto.

Sangue e urine non dicono la stessa cosa

I test delle urine ricercano soprattutto metaboliti che possono essere presenti molto dopo la cessazione degli effetti acuti. La loro presenza può quindi essere coerente con un uso avvenuto nei giorni precedenti e non permette, da sola, di stabilire con precisione l'ora dell'ultima assunzione o il livello di compromissione alla guida.

Il sangue è più vicino all'esposizione recente rispetto alle urine, ma anche qui l'interpretazione richiede cautela. La concentrazione di THC diminuisce rapidamente dopo il consumo, può variare con l'abitudine d'uso e non offre un equivalente diretto del tasso alcolemico: per l'alcol esiste una relazione più stabile con il rischio e la performance, mentre per il THC la relazione tra valore ematico e impairment è molto più variabile.

Il valore di 3,2 ng/mL

Un risultato di 3,2 ng/mL di THC misurato cinque ore dopo un incidente può essere considerato un elemento da valutare nell'insieme delle prove. Non dimostra tuttavia, da solo e in modo univoco, né l'esatto momento dell'assunzione né la presenza di una specifica alterazione percettiva al momento dell'impatto.

La ricerca scientifica e il dibattito normativo internazionale non hanno individuato una soglia ematica universalmente capace di distinguere con affidabilità una persona alterata da una non alterata. Soglie legali adottate in alcune giurisdizioni possono avere funzione regolatoria, ma non eliminano l'eterogeneità individuale e i limiti medico-legali dell'interpretazione.

Il punto sulle allucinazioni

Nelle motivazioni del caso è richiamata la dichiarazione dell'autista di essere stato abbagliato da un'altra automobile che non sarebbe stata presente. Da questo elemento è stata prospettata l'ipotesi di una percezione alterata associabile all'uso di cannabis.

Una simile conclusione richiede prudenza. Esperienze percettive anomale possono avere molte possibili spiegazioni, comprese condizioni visive, stanchezza, stress, ricostruzione imprecisa del ricordo o altri fattori. Affermare un nesso causale specifico tra cannabis e un fenomeno assimilabile a un'allucinazione richiederebbe elementi clinici e tossicologici ulteriori, non solo la presenza di THC in un campione prelevato ore dopo.

Le domande corrette

Un'analisi rigorosa non deve chiedersi soltanto se una persona sia risultata positiva, ma se sia possibile dimostrare una compromissione concreta nel momento in cui ha guidato. Nel caso di Brivio, per valutare l'incidenza della cannabis sarebbero rilevanti almeno questi elementi:

  • Orario e modalità dell'ultimo consumo, se ricostruibili con evidenze indipendenti.
  • Tipo di analita rilevato, metodo analitico, tempi e condizioni del prelievo.
  • Frequenza d'uso, tolleranza e possibile presenza di valori residui.
  • Osservazioni obiettive su linguaggio, coordinazione, pupille, attenzione e condotta immediatamente successiva al fatto.
  • Eventuali altre cause della perdita di controllo del veicolo: velocità, visibilità, illuminazione, stanchezza, distrazione, condizioni della strada o del mezzo.

Presenza non significa causalità

Dato disponibile Che cosa può indicare Che cosa non dimostra da solo
Metaboliti di cannabis nelle urine Un'esposizione o consumo pregresso Orario dell'ultimo uso o impairment al momento della guida
THC nel sangue Esposizione più recente rispetto al test urinario Un livello uniforme di alterazione valido per ogni individuo
Valore di THC rilevato ore dopo Un elemento tossicologico da integrare nel quadro probatorio La causa certa della dinamica dell'incidente
Dichiarazione su un abbagliamento o ombre Un elemento da verificare nella ricostruzione Un'allucinazione causata con certezza dalla cannabis

Conclusione

La sicurezza stradale richiede un messaggio netto: non bisogna guidare dopo aver assunto sostanze che possono compromettere attenzione, tempi di reazione e capacità di giudizio. Ma lo stesso rigore va applicato alla lettura delle prove: una positività tossicologica non è automaticamente la prova scientifica di un'alterazione, né stabilisce da sola il nesso causale con un incidente.

Nel caso di Brivio, se il consumo fosse realmente avvenuto 2-3 giorni prima, l'ipotesi di effetti acuti ancora presenti richiederebbe una dimostrazione particolarmente solida. Il THC residuo può essere rilevato oltre la fase di impairment; per questo il dato analitico deve essere interpretato insieme al contesto clinico, temporale e dinamico, evitando conclusioni automatiche.

Regresar al blog