Assolto in appello l’amico di Walter De Benedetto: annullata la condanna per la cannabis terapeutica
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La Corte d’Appello di Firenze ha assolto “con formula piena” Marco Bracciali, che era stato condannato in primo grado per coltivazione di cannabis dopo aver aiutato Walter De Benedetto (malato di artrite reumatoide) nella gestione di piante destinate a uso terapeutico.
In appello la decisione ha ribaltato la condanna, ritenendo che “il fatto non costituisce reato” perché la coltivazione era destinata esclusivamente all’uso personale/medico e non allo spaccio.
Cosa ha deciso la Corte d’Appello
Il passaggio decisivo è l’annullamento della condanna di primo grado con una pronuncia che esclude la configurabilità del reato, legando la valutazione alla finalità concreta della coltivazione.
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La motivazione centrale: uso personale e terapeutico
Secondo quanto riportato, i giudici hanno considerato determinante la destinazione della cannabis: non produzione per cessione a terzi, ma coltivazione finalizzata all’impiego personale e medico.
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Il contesto del caso De Benedetto
La vicenda è connessa alla storia di Walter De Benedetto, paziente affetto da artrite reumatoide che utilizzava cannabis a scopo terapeutico, e al supporto ricevuto dall’amico nella gestione delle piante.
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In questo quadro, l’aiuto prestato da Bracciali è stato oggetto di contestazione penale fino alla sentenza d’appello che ha cancellato la condanna.
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Perché questa sentenza è rilevante
La pronuncia riporta l’attenzione sulle difficoltà di accesso alla cannabis terapeutica e su come, nei procedimenti penali, la distinzione tra uso medico personale e finalità di spaccio possa incidere in modo decisivo sull’esito del giudizio.
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