Canapa light e fondi PAC: l'UE conferma il sostegno agli agricoltori, ma l'Italia resta nel caos normativo

Canapa light e fondi PAC: l'UE conferma il sostegno agli agricoltori, ma l'Italia resta nel caos normativo

Il Parlamento europeo ha compiuto un passo politico importante a favore della canapa industriale: la commissione Sviluppo regionale dell'Eurocamera ha approvato — con 21 voti favorevoli, 4 contrari e 7 astensioni — la relazione dell'eurodeputata Valentina Palmisano (M5S), confermando la possibilità di utilizzare i fondi della Politica Agricola Comune (PAC) per le coltivazioni di canapa con contenuto di THC inferiore allo 0,3%.

Un voto che, formalmente, non introduce una rivoluzione: la PAC finanzia già oggi la canapa industriale. Ma il segnale politico arriva in un momento delicato per l'Italia, dopo mesi di scontro tra il governo e il comparto della cannabis light.

I fondi PAC restano: cosa cambia davvero

«Tutti i nostri associati anche quest'anno hanno ricevuto i contributi PAC per la coltivazione della canapa», conferma Mattia Cusani, presidente dell'Associazione Canapa Sativa Italia. «Il rischio era che l'Europa escludesse questa coltura dai premi agricoli. Invece ha scelto di confermare il sostegno per il prossimo ciclo di programmazione».

Il voto europeo rassicura quindi gli agricoltori italiani che coltivano canapa certificata: i contributi non sono a rischio. Il problema, semmai, è tutto interno.

Il nodo normativo italiano: tra legge e tribunali

Negli ultimi anni il settore ha vissuto una lunga stagione di incertezza. Dopo le aperture del 2016, è arrivata la stretta normativa con l'articolo 18 del decreto Sicurezza, convertito in legge nel 2025, interpretato da molti come un tentativo di vietare di fatto la cannabis light equiparandola alle sostanze stupefacenti.

Eppure, nella pratica, il sistema non si è fermato. «Non ci sono state chiusure generalizzate di negozi», spiega Cusani. «I giudici continuano ad applicare il principio di offensività»: nel diritto penale non basta che una condotta sia vietata in astratto — bisogna dimostrare che produca concretamente un danno o un pericolo.

Un orientamento consolidato già nel 2019 dalle Sezioni Unite della Cassazione, che avevano ritenuto lecita la commercializzazione di prodotti di canapa privi di effetti stupefacenti.

Sequestri, dissequestri e paradossi

Il risultato è una situazione paradossale: da un lato sequestri e controlli delle procure, dall'altro dissequestri e restituzione dei prodotti dopo le analisi tossicologiche.

«Abbiamo monitorato oltre un centinaio di casi», sostiene Cusani. «Ogni volta che si è cercato di applicare la norma come un divieto totale, le analisi hanno dimostrato l'assenza di effetti droganti e i prodotti sono stati restituiti».

Il vero danno per gli operatori non è il blocco delle attività, ma la fuga degli investimenti e il trasferimento all'estero delle aziende più strutturate. «Questa ambiguità favorisce soltanto i mercati grigi e illegali. Noi chiediamo regole chiare, controlli amministrativi e una distinzione netta tra canapa industriale e sostanze stupefacenti».

Il peso economico della filiera

Dopo il voto europeo, CIA-Agricoltori Italiani ha ribadito la «piena liceità della pianta di canapa proveniente da varietà certificate e con bassi livelli di THC», ricordando il peso economico del settore:

  • €500 milioni di fatturato annuo
  • ~3.000 aziende agricole coinvolte
  • oltre 23.000 addetti

Per CIA il settore è oggi «in grande difficoltà a seguito dei continui interventi restrittivi del governo» e chiede l'apertura immediata di un tavolo di filiera al Ministero dell'Agricoltura.

Conclusione

L'Europa riconosce la canapa industriale come coltura agricola legittima e ne finanzia la produzione. L'Italia, invece, continua a oscillare tra repressione normativa e giurisprudenza garantista. Finché non arriverà una legge chiara e coerente, il settore resterà in un limbo che penalizza gli operatori onesti e favorisce l'illegalità.

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