Danimarca apre il primo Cannabis Social Club: un traguardo storico mentre l’Italia regredisce

Danimarca apre il primo Cannabis Social Club: un traguardo storico mentre l’Italia regredisce

Danimarca apre il primo Cannabis Social Club: un traguardo storico mentre l’Italia regredisce
Il 2 febbraio 2026, la Danimarca ha raggiunto un traguardo simbolico nella politica sulla cannabis con l’apertura del primo Cannabis Social Club del Paese, chiamato Smokenhagen, situato in Studiestræde nel cuore di Copenaghen. Questo spazio privato, riservato esclusivamente ai pazienti con prescrizione medica valida, rappresenta una novità assoluta in Danimarca e consolida la posizione del Paese come nazione progressista in materia di cannabis terapeutica. Il club è il risultato di anni di attivismo e preparativi guidati da Khodr “Cutter” Mehri, attivista di lunga data che ha finalmente visto realizzarsi il progetto annunciato all’inizio del 2025.

Come funziona Smokenhagen: un modello riservato ai pazienti medici


Il Cannabis Social Club danese opera secondo regole precise e rigorose. I membri devono appartenere a un’associazione e presentare una prescrizione medica che permetta loro di acquistare cannabis in farmacia, con solo la cannabis ottenuta legalmente attraverso il sistema medico danese ammessa nei locali. L’interno del club assomiglia più a un locale comunitario che a un dispensario, con una reception che controlla l’accesso, aree lounge, un bar analcolico e spazi per la conversazione e i giochi. L’obiettivo dichiarato è consentire ai pazienti di consumare apertamente le cure senza disturbare familiari, vicini o il pubblico. Le quote di iscrizione ammontano a poche centinaia di corone (circa 15 euro) al mese, destinate principalmente a coprire l’affitto e i costi di gestione, senza finalità di lucro.

La cannabis medica in Danimarca diventa permanente

L’apertura di Smokenhagen arriva in un momento cruciale per la cannabis medica danese. Il 24 aprile 2025, il Parlamento danese ha approvato la legge L135 che rende permanente il programma di cannabis medica a partire dal 1° gennaio 2026, ponendo fine al progetto pilota quadriennale iniziato nel 2018. Questa decisione garantisce stabilità normativa per pazienti, medici e aziende del settore, confermando l’impegno del governo nel fornire alternative terapeutiche efficaci. Il settore della cannabis medica in Danimarca sta vivendo una significativa espansione economica, con la regione di Odense diventata un centro per la coltivazione e la ricerca farmaceutica, attirando operatori internazionali come Vertanical (Germania), Aurora Nordic (Canada) e Little Green Pharma (Australia).

Il contrasto con l’Italia: un Paese in decadenza normativa

Mentre la Danimarca progredisce, l’Italia continua a regredire in un fallimento programmato della politica sulla cannabis. Il governo italiano ha introdotto con il Decreto Sicurezza l’articolo 18, che vieta l’uso e la vendita di qualsiasi prodotto costituito da infiorescenze di canapa indipendentemente dal contenuto di THC, con la giustificazione che potrebbero alterare lo stato psicofisico e mettere a rischio la sicurezza pubblica. Questa generalizzazione totale e penalizzante rappresenta un approccio dittatoriale che ignora le evidenze scientifiche e le direttive europee. Tuttavia, diverse sentenze hanno dimostrato l’infondatezza del decreto: il Tribunale del Riesame di Brindisi ha ordinato il dissequestro di 800 piante a un’azienda, accogliendo la tesi che la coltivazione non presentava efficacia drogante, con valori di THC tra lo 0,08% e lo 0,33%.

Due modelli a confronto: progresso versus decadenza
Il contrasto tra Danimarca e Italia evidenzia due visioni opposte della politica sulla cannabis. La Danimarca dimostra come un approccio basato su evidenze scientifiche, regolamentazione chiara e supporto all’innovazione possa creare un sistema sostenibile che risponde alle esigenze dei pazienti medici e stimola la crescita economica. L’Italia, al contrario, persiste in un approccio ideologico e punitivo che ignora la giurisprudenza europea, danneggia gli imprenditori del settore della canapa e priva i pazienti di alternative terapeutiche legittime. Il modello danese del Cannabis Social Club potrebbe rappresentare un’ispirazione per altri Paesi europei che cercano soluzioni pragmatiche e basate sulla scienza, mentre l’Italia continua a navigare in un limbo normativo che genera solo incertezza e illegalità.

Le opportunità economiche perse dall’Italia

Il mercato europeo della cannabis rappresenta un’enorme opportunità economica che l’Italia sta deliberatamente ignorando. Secondo Prohibition Partners, negli ultimi dodici mesi l’industria della cannabis europea è cresciuta più che negli ultimi sei anni, con sei Paesi che hanno annunciato nuovi provvedimenti legislativi favorevoli e 500 milioni di euro già investiti nel business. Entro il 2028, la cannabis legale potrebbe generare un fatturato totale di 15,8 miliardi di euro in Europa, di cui 7,5 miliardi da uso medico. La Danimarca, con la sua politica progressista, si posiziona per attrarre investimenti internazionali e creare posti di lavoro nel settore della coltivazione, ricerca e distribuzione. L’Italia, invece, con la sua politica repressiva e contraddittoria, sta perdendo migliaia di posti di lavoro e opportunità fiscali, condannando un settore promettente al fallimento.

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